parrocchia S. Maria del Soccorso

SANCTA MARIA SUCCURRE MISERIS

CUORI ARDENTI.....PIEDI IN CAMMINO

CHIARA CORBELLA PETRILLO

La sua fede granitica la rendeva profondamente empatica e fin da piccola aveva coltivato la virtù della carità. Aveva il dono del consiglio, senza mai risultare saccente. Amava gli animali e amava trascorrere i pomeriggi a giocare con la sorella inventando nuove avventure. A dodici anni dalla morte e alla vigilia della chiusura dell’inchiesta diocesana sulla vita, le virtù, la fama di santità e dei segni di Chiara Corbella Petrillo, i genitori Roberto e Anselma e la sorella Elisa sfogliano l’album dei ricordi della serva di Dio. La fase diocesana si chiuderà il 21 giugno alle 12 nella basilica di San Giovanni in Laterano, con la sessione presieduta dal vicegerente della diocesi di Roma, Baldo Reina. Un passo avanti verso il riconoscimento ufficiale della santità da parte della Chiesa, «una piacevole notizia della quale non si può che essere felici», dice il papà.

Nata a Roma il 9 gennaio 1984, sposò Enrico Petrillo il 21 settembre 2008, con il quale affrontò la morte di due figli, Maria Grazia Letizia e Davide Giovanni, entrambi poco dopo la nascita. Nel 2010 concepirono Francesco e al quinto mese di gravidanza Chiara scoprì di avere un carcinoma ma decise di rinviare le cure che avrebbero danneggiato il bambino, nato poi in perfetta salute il 30 maggio 2011. Solo dopo il parto si sottopose all’intervento chirurgico e ai cicli di chemio e radioterapia ma «il drago», come lo aveva ribattezzato, si era diffuso. Morì il 13 giugno 2012.

«Ogni anniversario è un subbuglio – dice il papà -, con tante telefonate e messaggi di persone che esprimono vicinanza». La spiritualità di Chiara plasmava chi le era accanto. «Aveva impressa nel cuore la Parola di Dio, “tutte le cose concorrono al bene di coloro che amano il Signore” – racconta la mamma -. Si abbandonava al “sia fatta la tua volontà”, perché sapeva che Dio è un Padre amorevole che non desidera il male per i suoi figli. Anche se permette la sofferenza, da essa trae un bene più grande. Chiara era docile a questa volontà divina, accoglieva ciò che il Signore le chiedeva, certa che il Suo piano fosse perfetto e preciso. Ora vediamo i frutti di questo piano».

La testimonianza di Chiara porta il papà Roberto a «riflettere, a una maggiore consapevolezza» di se stesso, «soprattutto nel ruolo di padre di Chiara. Ciò che la rendeva speciale era il suo modo di affrontare le difficoltà. Non si rassegnava alle avversità, non le subiva lamentandosi. Questo spinge a riflettere sul nostro atteggiamento, spesso incline  all’autocommiserazione e alle lagnanze. Anche nella preghiera tendiamo a chiedere ciò che ci è comodo, perdendo di vista l’essenziale. L’esempio di Chiara ci insegna che dovremmo chiedere la forza di accettare le situazioni difficili, questa è la vera differenza».

Per i coniugi Corbella, i giovani «si identificano in lei perché la vedono come una di loro, non come una bigotta. Era sempre sorridente, allegra, scherzava, suonava, faceva sport, viaggiava. Una ragazza come le altre che ha vissuto il suo tempo pienamente ma con il cuore rivolto all’ascolto del Signore». Tra i tanti ricordi ci sono i viaggi di famiglia anche in Paesi molto poveri come il Madagascar. «Avevamo donato ai bambini tutto quello che avevamo con noi – ricordano i genitori -. Si fece dare un indirizzo e al ritorno organizzò con la sorella una raccolta di beni da spedire loro». Non era una spettatrice passiva del mondo che la circondava e soffrì per la guerra nella ex Jugoslavia.

«Durante un incontro a Loreto con Papa Giovanni Paolo II, ascoltò la testimonianza di una bambina che piangeva per gli orrori della guerra, ma che sorrideva al pensiero di un futuro di pace – ricorda la mamma -. Fu colpita da quelle parole e compose al pianoforte un brano dal titolo “Lacrime di speranza”». Elisa, la sorella maggiore di due anni e mezzo, parla della loro complicità e dei pomeriggi scanditi da una routine fatta di compiti e giochi. «Nelle pause per la merenda – dice – giocavamo a fare le “addestratrici”, inventavamo storie e se mi dilungavo mi ammoniva: “Come perdere tempo quando non si ha tempo”. La sua ironia emergeva sempre».

L’eredità di Chiara è racchiusa nell’ultimo momento di vita, nell’attimo in cui Elisa l’ha vista «spiccare il volo, fare un salto nelle braccia di un Padre che conosceva talmente bene da non avere esitazione. Con la sua spontaneità mi ha insegnato a mettere in pratica il Vangelo in modo semplice, accogliendo l’altro nella sua fragilità. La sua vita insegna a non scoraggiarsi di fronte alle difficoltà, a non pensare di non essere in grado di affrontarle e di non credere di essere soli. Quando si è sentita travolgere dalle preoccupazioni e dal dolore non li ha negati ma ha chiesto a Dio la forza di portarli. Ha sempre avuto uno sguardo di fede nonostante non riuscisse a comprendere il disegno del Signore».

Tratto da Roma Sette

UDIENZA GENERALE DEL 26 GIUGNO 2024

CHIARA CORBELLA PETRILLO

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